lunedì 31 maggio 2010

SUSANNA TUTTA PANNA

Chii è Susanna? CHI E' SUSANNA? CHI E' SUSANNA???
Susanna Hoffs è (era?) la leader delle BANGLES, uno dei pochissimi gruppi femminili pop rock degni di esistere. Susanna ne era la co-leader insieme alle sorelle Peterson.
Susanna Hoffs è (era?) una delle cantanti più carine che mai si siano viste su questi schermi. Quella che cantava dolce e maliziosa la "Manic Monday" di Prince, o sculettava a tempo sul tormentone "Walk like an Egiptyan".
Non ha (aveva?) il carisma di Debbie Harry o il talento di Chrissie Hinde (a proposito ricordatemi che devo fare un post sui Pretenders, nella mia storia ne ho fatto sì e no uno scarso).
Non ha la bellezza mozzafiato di Shania Twain o di Alannah Myles.
Non ha la grinta di Alanis Morrissette o di PJ Harvey.
Non ha la grazia di Florence (quella che suona con The Machine che ora non mi ricordo il nome) o di Cat Power.
Insomma sembra sempre un passo indietro.
Poi vedi un suo video recente. Le Bangles nel frattempo si sono riformate e girano per concerti. La senti ricantare quella nenia deliziosa di ETERNAL FLAME con la sua vocina lieve e incantata.
La vedi a 50 anni suonati (nel video qua pare ne avesse 51 48) fare ancora la sua (no, non lo dirò, è volgare) porca (non ce l'ho fatta, I beg your pardon) figura.
Che quando Debbie tornò al successo con i Blondie con "Maria" (sempre a 50 anni) con tutto il bene che voglio ai Blondie c'aveva la panza, c'aveva (ehi, lo sapete che sono mi sono amicato su FB con Chris Stein? E che è quasi pronto il nuovo album?).
Ma torniamo a Susanna, ascoltatela senza pretendere che riscriva la storia del rock.
Se siete maschi capirete il perchè di questo post. Se siete donne non potrete fare a meno di farvela piacere.
 


Eternal Flame Live New Year's Eve

venerdì 28 maggio 2010

CARS è ROCK!

Tutti voi (almeno chi ha figli ma secondo me anche quelli che non ne hanno) avranno sentito parlare di Cars, eccellente film della Pixar del 2006. Sì dai, quello con Saetta McQueen e la route 66.......una rivisitazione del viaggio come metafora per riscoprire sè stessi e i propri valori rivestita da delizioso cartoon apparentemente per bambini ma diretto anche agli adulti.
Insomma CARS, che fu a tutti gli effetti un enorme successo di pubblico e di critica, aveva come ciliegina sulla torta in dotazione una delle più belle soundtrack di sempre. Che volò immediatamente nella top ten di Billboard, un posto dove è vero che ormai si trovano cazzi e mazzi ma insomma pensare ad un film di cartoni animati al numero 6 sapeva davvero un che di strano.
Compresi meglio una volta dentro il cinema, con il dolby mix surround e il volume al massimo.
Il film ha in effetti una colonna sonora coerentissima con il plot, farcita di canzoni rockeggianti tipiche da pianure americane inframezzate con delicate e nostalgiche ballads, che è una goduria.
C'è questa dei RASCAL FLATTS per esempio, "Life is a highway" che è veramente scattante e torna in testa come i peperoni nello stomaco.

Ma non manca una grintosissima e bellissima SHERYL CROW con "Real Gone", (che qua vi propongo live e priva di trailer di macchinine ma giuro che nel film c'è...)


E per finire (ma vi giuro che tutto il CD vale la pena....) un malinconicissimo ma immenso JAMES TAYLOR, nel momento clou del film quello dove Saetta capisce quasi tutto della vita e in cui si rievocano i fasti della mitica "Route 66" spazzata via da una highway qualunque...ci piazza a tradimento la sua "Our town".



Insomma per concludere cosa voglio dire. Che mai e poi mai mi sarei immaginato in platea con mio figlio e altre decinaia e decinaia di bambini ululanti a cantare come un bischero le canzoni come a un concerto.
Ma si vede che si deve sempre imparare qualcosa, si vede.
Halleluja gente, e non dimenticate mai i valori fondamentali della vita: se vi succede di sentirvi confusi, a volte può bastare la semplice visione di un cartoon per ritrovarli.

sabato 22 maggio 2010

RATM (no, non è la sigla dell'azienda dei trasporti locali della tua città) sottotitolo:BONZO IS BACK!!!

Cosa significhino i Rage Against The Machine per più di una generazione è difficile dire.
Tralasciando gli ovvii riferimenti ai loro decisi posizionamenti politici di sinistra (in America! West Coast!!) che ne hanno fatto un pò i Clash degli anni '90, vorrei soffermarmi sull'ancora più deciso posizionamento musicale che li rende ancora oggi a tutti gli effetti più unici che rari.
Certo, affondano la radici nel "crossover" che non avevano inventato loro. Bisogna risalire ai primi RHCP e ai Faith No More, ma anche ai Living Colour e perchè no ai Jane's Addiction (aggiunta consigliata da fedewaits), per ritrovare le origini di un movimento che ha letteralmente "rastrellato" tutte le audience dure del pianeta negli anni '90.
Certo, lambiscono il nascente (allora, anni 90) fenomeno del "nu metal", che del crossover era il legittimo figlioccio.
Certamente non hanno, come si suol dire, inventato molto a livello di ricerca musicale.
Ma il modo in cui proponevano le loro canzoni è e resterà unico.
Tom Morello, chitarrista di origine kenyota, è naturalmente il vero deus ex-machina. Lo so, io per i chitarristi stravedo.
Ma non si può negare che il sound della chitarra rock da Morello in poi è in parte cambiato.
La chitarra è centrale, anzi centralissima, nel sound dei RATM.
Ma i riff non sono squadrati. Gli assoli non sono esibizionisti.
C'è del groove dentro i riff ipnotici di Morello che forse solo nel funky più duro dei primi seventies (Funkadelic? Ancora Eddie Hazel in citazione un chitarrista che non mi stancherò mai di definire enorme e ingiustamente sottovalutato).
Ci sono dei suoni negli assoli che sono assolutamente innovativi, sia quando fa fischiare la chitarra (con le note e a tempo eh), sia quando negli assoli compaiono loop di note che non si sa da dove piovono.
Non un tecnico dello shredding insomma ma un vero e proprio innovatore dello strumento, mr. Tom Morello.
Questo senza nulla togliere alla carica selvaggia della sezione ritmica o alla forza vocale (e soprattutto ai testi) di Zack De La Rocha.
Insomma, mitici, eroici. Incastonati nella storia del Rock a lettere di fuoco.
RATM, qua (dovrebbe essere il mitico concerto di addio all'Olympic Auditorium) in uno dei loro cavalli di battaglia: BULLS ON PARADE.



Rage Against The Machine - Bulls On Parade

martedì 18 maggio 2010

A scuola di alfabeto

Diciamo che per tutti gli anni '80 (e anche agli inizi dei '90) ho seguito PRINCE come un faro.
Il piccoletto di Minneapolis musicalmente parlando è sempre stato genio allo stato puro.
Ben lavorando sulle sue radici "nere", ma mai esponendole oltremisura, ha saputo offrire alle platee internazionali una personalissima miscela di dance, pop, rock, funky, jazz, blues e chi più ne ha più ne metta.
Praticamente ogni disco di Prince (e ne ha fatti almeno 4 o 5 di livello altissimo) era un contenitore multiforme multirazziale e multimediale.
Ma è un discorso lungo che parte dalla sua infanzia, dal padre jazzista, dalle frequentazioni altolocate, dai problemi d'inserimento che lo hanno portato a vivere come un recluso in studio per tanti anni e ad essere uno dei più strepitosi multistrumentisti mai apparsi sul pianeta. Come chitarrista è eccezionale, parte da Hendrix e da Eddie Hazel per arrivare fino ai metallari. Però suona comunque tutto e tutto bene, il piano il sax la batteria.
Come compositore ci ha offerto squarci memorabili, canzoni avanti di qualche anno rispetto allo scenario in cui venivano editate, suoni e produzioni sopraffini.
Come esecutore ci ha offerto (e continua ad offrirci) spettacoli mozzafiato.
Insomma non so se si è capito che anche in anni in cui mi piaceva pestare duro sulla manopola dell'ampli, il genietto tafkap è sempre stato in cima alle mie preferenze.
E, tra le decine di brani suoi che tuttora riempiono la mia mente, oggi mi sono sorpreso a canticchiare questa qua.
Un beat spezzettato e rappato (strepitosa Cat "we need you to rap" Glover come partner, bellezza da paura e grande rapper), dentro un pezzo funkeggiante e arrockettato.
ALPHABET ST. (St. sta per Street) fu un blockbuster verso la fine degli anni '80. Qua in versione live con Prince cotonato e figone in lingerie, come andava di moda allora.
Gli si perdona anche di essere contenuto dentro uno degli album con la peggior cover di tutti i tempi ("Lovesexy", quello con Prince seminudo e le piume di struzzo).
We're goin' down...........


Prince - Alphabet Street Live 1988 Dortmund

lunedì 17 maggio 2010

Dio non può morire

No, purtroppo non è così, Dio è morto per davvero. E non facciamo doppi sensi con i Nomadi per favore.....
Ronald James Padavona o Padovano (azz...era del 1942 e le fonti sono un pò discordanti) di chiara origine italiana, noto ai più come RONNIE JAMES DIO, non ce l'ha fatta a superare il male che lo aveva colpito da qualche tempo.
Non ho un coccodrillo pronto, mica sono Assante.
Mi piace solamente ricordare una delle più grandi ugole del mondo del rock, duro e non.
Dagli Elf ai Rainbow (che poi è la stessa cosa, solo che Ritchie Blackmore uscì dai Purple e si unì agli Elf cambiando loro nome) Ronnie incontrò la popolarità mondiale con una serie micidiale di album dai toni epici e fantasy.
Popolarità che crebbe dopo l'ingresso nel Black Sabbath. Sabbath che ebbero in dono da Dio (poteva essere diversamente?) una grande rigenerazione (e un discreto contributo al songwriting....) che portò al capolavoro hard "Heaven and Hell".
Poi il salto in proprio, con la band che si chiamava come lui, in modo molto modesto DIO. E un successo che per qualche album non accennò a diminuire, da Holy Diver in poi.
Il songwriting di Ronnie ormai era una marchio di fabbrica, e la sua voce un modello per legioni di giovani metallari che si accingevano al proscenio. Due su tutti devono moltissimo a Dio: Geoff Tate e Bruce Dickinson. E ho detto Tate & Dickinson, mica cotiche.
Insomma in questo 2010 che per il rock pare una specie di pietra tombale, anche i metallari piangono.
Ronnie ci ha mandato a quel paese e ha preso un'altra strada, ricordiamolo allora con uno dei suoi cavalli di battaglia, MAN ON THE SILVER MOUNTAIN.
Ah, dietro ai tamburi nel concerto c'era un altro grandissimo che forse attendeva Ronnie da tempo per fare qualche jam session nell'aldilà, Cozy Powell. Così, due che da soli si mangerebbero (bendati e con una mano sola) metà delle band che attualmente provano a dare un senso a quel che resta del rock duro.
RIP boyz.

 


Rainbow -Live 1977- Man On The Silver Mountain

mercoledì 12 maggio 2010

EXTRATERRESTRE LIVE



Eugenio è un cantautore che ha vissuto di alti e bassi.
Permeato come pochi della cultura musicale "milanese" ha accompagnato la mia personale scoperta del rock quando giovanissimo imberbe mi imbattei (imbattiedi? imbatti? imbassi?) nel suo SUGO e nella sua strepitosa e generazionale LA MUSICA RIBELLE.
Gli inizi di Eugenio furono di grande spessore artistico e le collaborazioni con i musicisti che contavano davvero (quelli del giro degli Area) lo aiutarono non poco a crescere e a produrre lavori arrangiati e suonati a livelli stratosferici per le italiche platee.
In vecchiaia gira la penisola con questo look un pò santone e un pò shelshapiro (che poi è la stessa cosa) a dire il vero perfettamente coerente con il suo character. E direi che se la cava ancora egregiamente.
EXTRATERRESTRE fu un altro dei suoi pezzi guida con la famosa storia dell'omino che vuole fuggire ma poi una volta lontano non desidera altro che tornare.
Come diceva l'Albertone alla mamma in "Un americano a Roma".
"Ah mà, se nun la smettete de tormentamme io un giorno o l'altro vado eh. Ma peddavero"
"Vai vai....ma 'ndo vai?"
"Già. 'Ndo vado?"
E resta lì.
Halleluja, voglio tornare indietro a casa mia.

domenica 9 maggio 2010

DRY YOUR EYES

Per rompere la sempiterna discussione amavo i beatles o i rollistò (o se volete continuarla il post mica lo chiudo eh) non mi veniva niente di meglio che cambiare completamente lidi.
Niente classic rock o new wave o bowie o robe che solitamente mi sentite sbavare per.
Andiamo su un territorio a me poco affine come il rap. O una sorta di rap, inglesizzato e (!) bianco.
MIKE SKINNER è un eroe dell'hip hop britannico.
Viene da Birmingham, la stessa città di BLACK SABBATH (!), JUDAS PRIEST (!!) e DURAN DURAN (?).
Ma si vede che l'humus cittadino non l'ha marcato bene, si vede
.
Mike viene spesso definito un "poeta".
Diciamo che ha ottime doti narrative, feeling, vibrazioni giuste.
Fece un paio di botti qualche anno fa (dischi alti in classifica, miglior artista emergente e quelle robe lì). Adesso si è un pò disperso o forse è solo in cerca della strada giusta.
Ma riascolto sempre con estremo piacere DRY YOUR EYES, un bel rap con intermezzo melodico che parla di come superare un distacco dolorosissimo con estrema dignità.
Dignità è una parola di cui spesso ci dimentichiamo. Ma che nella vita resta fondamentale.
Halleluja! E karaokate con me.



In one single moment your whole life can turn 'round
I stand there for a minute starin' straight into the ground
Lookin' to the left slightly, then lookin' back down
World feels like it's caved in - proper sorry frown
Please let me show you where we could only just be, for us
I can change and I can grow or we could adjust
The wicked thing about us is we always have trust
We can even have an open relationship, if you must
I look at her she stares almost straight back at me
But her eyes glaze over like she's lookin' straight through me
Then her eyes must have closed for what seems an eternity
When they open up she's lookin' down at her feet

Dry your eyes mate
I know it's hard to take but her mind has been made up
There's plenty more fish in the sea
Dry your eyes mate
I know you want to make her see how much this pain hurts
But you've got to walk away now
It's over

So then I move my hand up from down by my side
It's shakin', my life is crashin' before my eyes
Turn the palm of my hand up to face the skies
Touch the bottom of her chin and let out a sigh
'Cause I can't imagine my life without you and me
There's things I can't imagine doin', things I can't imagine seein'
It weren't supposed to be easy, surely
Please, please, I beg you please
She brings her hands up towards where my hands rested
She wraps her fingers round mine with the softness she's blessed with
She peels away my fingers, looks at me and then gestures
By pushin' my hand away to my chest, from hers

Dry your eyes mate
I know it's hard to take but her mind has been made up
There's plenty more fish in the sea
Dry your eyes mate
I know you want to make her see how much this pain hurts
But you've got to walk away now
It's over

And I'm just standin' there, I can't say a word
'Cause everythin's just gone
I've got nothin'
Absolutely nothin'

Tryin' to pull her close out of bare desperation
Put my arms around her tryin' to change what she's sayin'
Pull my head level with hers so she might engage in
Look into her eyes to make her listen again
I'm not gonna fuckin', just fuckin' leave it all now
'Cause you said it'd be forever and that was your vow
And you're gonna let our things simply crash and fall down
You're well out of order now, this is well out of town
She pulls away, my arms are tightly clamped round her waist
Gently pushes me back and she looks at me straight
Turns around so she's now got her back to my face
Takes one step forward, looks back, and then walks away

Dry your eyes mate
I know it's hard to take but her mind has been made up
There's plenty more fish in the sea
Dry your eyes mate
I know you want to make her see how much this pain hurts
But you've got to walk away now
It's over

I know in the past I've found it hard to say
Tellin' you things, but not tellin' straight
But the more I pull on your hand and say
The more you pull away

Dry your eyes mate
I know it's hard to take but her mind has been made up
There's plenty more fish in the sea
Dry your eyes mate
I know you want to make her see how much this pain hurts
But you've got to walk away now.


The Streets - Dry your eyes

lunedì 3 maggio 2010

mea culpa mea culpa mea grandissima culpa

Premesso che io mi ritengo fondamentalmente un rockettaro.
Premesso che nell'annosa disputa c'era un ragazzo che come me amava i beatles "o" i rolling stones? mi sono sempre schierato dalla parte di quelli che fanno le boccacce.
Premesso che mi ha sempre un pò infastidito questa isteria collettiva a-la-Shea Stadium che non ti faceva sentire neanche una nota perchè le regazzine si bagnavano sotto appena Paul faceva un uuuuuh-uh di troppo (ho sempre diffidato dei gruppi amati dalle regazzine).
Premesso che certe volte gli scarafaggi erano proprio irritanti (vogliamo parlare di yellow submarine e obladi oblada? vogliamo parlare del periodo indiano a cercare la verità nascosta dal guru di turno? vogliamo parlare della quasi totale assenza di qualunque accenno di blues all'interno delle loro canzoni? vogliamo parlare dei plagi ai danni della musica classica e dei compositori napoletani del '900? vogliamo parlare della pochezza assoluta di Ringo?).
Premesso che il ruolo di George Martin nell'operazione Beatles è sempre stato più importante di quello che si percepisce.
Premesso che tante volte anche gli atteggiamenti da fricchettone di John Lennon mi sono stati sui coglioni.
Premesso che Paul aveva il vizio della musica diabetica ogni 2 canzoni buone te ne spiattellava una eridania.
Premesso che insomma non so se si è capito che il rapporto con gli scarafaggi è di amore-odio tendente al fanculo.
Ecco premesse tutte queste stronzate ogni volta che ascolto questo piccolo miracolo di equilibrio, questa piccola canzone sospesa a mezz'aria con fare bucolico che ti perfora le meningi e ti si incunea nella RAM del cervelletto, questo gioiellino di gusto e capacità interpretative e compositive....non posso fare altro che stracciarmi le vesta in pubblico e proclamare....
MEA CULPA.
Non sono loro ad essere sbagliati, sono io che son troppo tamarro per loro.


Halleluja!


The Beatles - Blackbird