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giovedì 3 novembre 2011
Genesis, Anyway e tutto questo andrà perduto come lacrime nella pioggia
Caspita, sono costretto a tornare sui Genesis, anche se non sono un fan dei Genesis.
Trovo profondamente ingiusto lo "stato di abbandono" a cui è sottoposta oggi la loro musica, un universo sonoro che è anche riduttivo inglobare tout court dentro la bolla del Progressive Rock.
Non è vero che facevano solo suite di 20 minuti piene di assoli, non è vero che facevano testi irreali e surreali e incomprensibili al genere umano, non è vero che togliendo la coreografia rimaneva poca "ciccia".
Ci hanno ingannato, a noi non fan. A noi passati sotto i venti del punk e della new wave, a noi adepti del rock duro a noi nostalgici del glam rock, ci hanno propinato per anni un'immagine distorta e parziale di questa straordinaria band, immagine figlia anche delle luminose post-carriere di Gabriel e Collins, una più incensata l'altra meno.
Gabriel e Collins non erano i Genesis perdio.
Steve Hackett, Tony Banks, Mike Rutheford a risentirli oggi lo erano probabilmente molto più di loro.
Nessuno ci aveva detto la verità.
Ed è giusto ogni tanto (oh, a dosi controllate eh, mica siamo Genesis fan sul serio) recuperare confidenza con cenni di passata grandezza come questo splendido pezzo tratto da "The Lamb lies down on Broadway".
Così, sapete, tanto per non rischiare di materializzare l'antico adagio di rutgerhaueriana memoria "e tutto questo andrà perduto come lacrime nella pioggia...."
lunedì 17 ottobre 2011
Io e i Genesis (Mad Man Moon)
Io e i Genesis non ci siamo mai incontrati.
Non ci siamo mai incontrati durante il periodo "progressive" guidato dal faro di Peter Gabriel (lui sì che mi prese, anni dopo).
Non ci siamo mai incontrati durante il periodo "pop" guidato da Phil Collins (un buon autore, non capisco perchè questa acredine contro di lui, è "solo" un ottimo autore pop e grande batterista perchè chiedergli di essere di più?).
Ci siamo però sfiorati, sì ci siamo sfiorati. Io e i Genesis.
Successe per un paio di album, quelli della transizione dal primo al secondo periodo, quelli dove Phil Collins cantava come cantava Peter e dove il genio di Tony Banks e l'abilità di Rutheford e Hackett ancora brillano.
A TRICK OF THE TAIL non sarà il miglior album dei Genesis per carità, chi sono io per giudicarli non sono neanche uno che li conosce a menadito.
Ma A Trick of the tail sono i "miei" Genesis. Un album che conosco solco per solco, parola per parola, nota per nota. Dalla tumultuosa Robbery, Assault and Battery, passando per la grandissima Ripples, fino al grandissimo elegiaco sognante e malinconico pezzone qua: MAD MAN MOON. Una delle canzoni che più mi commuovono e che continuano a farmi chiedere chi diavolo rappresentasse questo pazzo uomo luna. Ma si sa, i testi dei Genesis sono sempre stati simbolici e raffigurativi, non c'è neanche bisogno di capirli troppo.....bisogna solo scivolarci dentro.
E allora vado nuovamente a struggermi in questo brano, scusatemi, ma ogni tanto è più forte di me.
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