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mercoledì 23 febbraio 2011

Songs you never get tired OF: Mazzy Star Fade Into You



Della serie "le canzoni che non ti stancheresti mai di ascoltare".
Ci metto anche (tra le tante) questa ninna di Hope Sandoval featuring gli ex-Opal, ovvero MAZZY STAR.
Una band che ha durato troppo troppo poco. Veramente.
Lei è così eterea eppure così sensuale, loro uno dei pochi gruppi che nel corso degli ultimi 20 anni abbiano saputo offrire un pop (dai su, smettiamola con questa storia dello slow core.....gli è pop gli è) di altissimo livello. Messo su un piatto d'argento assieme ad un pezzettino di core...ehm di cuore.
Per scaldarci nelle notti d'inverno, per scaldarci quando abbiamo bisogno.
Let's go with karaoke allora. Anche il testo ne vale. See you later (alligators).

FADE INTO YOU
I want to hold the hand inside you
I want to take a breath thats true
I look to you and I see nothing
I look to you to see the truth
You live your life
You go in shadows
Youll come apart and youll go black
Some kind of night into your darkness
Colors your eyes with whats not there.


Fade into you
Strange you never knew
Fade into you
I think its strange you never knew


A strangers light comes on slowly
A strangers heart without a home
You put your hands into your head
And then smiles cover your heart


Fade into you
Strange you never knew
Fade into you
I think its strange you never knew


Fade into you
Strange you never knew
Fade into you
I think its strange you never knew
I think its strange you never knew

mercoledì 22 luglio 2009

Estate, tempo di repliche (1)



Siamo onesti, d'estate tutti i media mandano avanti i fondi di magazzino.

Non ci sono programmi veramente nuovi, si va dalla ritrasmissione de "La Freccia Nera" alla 35^ volta di "Pretty Woman" e "Ufficiale e Gentiluomo".

Ciònonostante (bell'avverbio, toh) non tutto è da scartare. Anzi. Spesso le repliche sono MOLTO MEGLIO delle trasmissioni attuali.

Vale anche per i blog? Non so, comunque mi divertirò ogni tanto a "riavvolgere il nastro un pò per chi non sa di quel nostro tempo là" (odio citare i Pooh, ma la frase è perfetta alla bisogna).

E, casomai, intervenire correggendo laddove mi sono sentito di avere scritto qualche cazzata. A voi, e come sempre, halleluja!


IL MIO PRIMO DISCO DI ROCK di majortom (05/05/2005 - 18:45)

Avevo 13 anni ed mi stava venendo la nausea per i troppi 45 giri da “Lelio Luttazzi Hit Parade”, unica mia fonte sonora dell’epoca, a parte le gare di rutti con gli amici. Mi aggiravo per la città nervoso, in cerca di qualcosa che desse uno scopo ed uno sfogo alle mie inquietudini interiori. Donne? Non le conoscevo abbastanza, cioè tante ragazzine rompicoglioni che dopo averci flanellato ti facevano leggere "Cioè" a palla. Che palle.
Motori? Niente motorino fino a 14 anni (seeee......ma anche dopo nisba).
Calcio? Un tifoso del Milan a Firenze è di fatto un appestato e poi la squadra andava male, c’era anche lo sciagurato Egidio Calloni….(niente paura, stiamo tornando su quei livelli).
Cammina cammina mi imbatto in un negozio, ohibò, di dischi. Esistevano davvero, non credete a chi vi dice che sono tutte invenzioni di vecchi rincoglioniti.
E vedo i faccioni in copertina. I "loro" faccioni. Ehi, mi sembra di conoscerli. Un bel LP singolo con copertina apribile doppia, di quelli chissenefrega degli sprechi. Con 5 faccioni (2 e mezzo a copertina chiusa, 5 aprendola). Discretamente sfavati ma in fondo simpatici.
Il mio primo impatto coi Rolling si stava per manifestare in tutta la sua pienezza.
Era BLACK AND BLUE, era il 1976 mi pare estate, sarebbe diventato il mio primo vero disco di rock. (Suzi Quatro, perlomeno all'epoca, non la consideravo tale, e i Beatles piacevano anche a papà e mammà...).
Divenni così rockettaro, proprio per risposta alle mie inquietudini ed il Rock mi aprì le sue braccia ruvide come nessun altro avrebbe saputo fare all’epoca.
Ebbi lunghi periodi di bulimia spesi sui vari versanti, generi e sottogeneri. Scendendo financo nei bizzarri mondi dell’hardcore metal, del dark e del punk. Innamorandomi perdutamente dell'opera omnia di David Bowie, peraltro. Ma questo non sposta il discorso.
Non persi mai però del tutto il contatto con la realtà, e quando ero indeciso se farmi crescere i capelli lunghi come Steve Harris o tagliarmeli a pazzoide come Robert Smith (il rossetto sbaffato no, non è mai stato previsto), era allora che tiravo fuori i 5 scapestrati e tornavo al “cuore” del rock. Attorno al quale ho sempre girato, al di là delle infatuazioni momentanee.
Desiderai per lunghi anni essere una rockstar, ma poi il buonsenso prese il sopravvento e mi misi a studiare Economia. E via e via con la vita normale.
Però tengo ancora accanto a me, sul mio comodino virtuale, per i giorni bui, i 5 faccioni con tutto il loro portato di vita vissuta e con una manciata di canzoni che definire “straordinarie” è poco.
Non sarà il miglior disco dei Rolling Stones forse. Ma lo è per me. Perchè è stato e sempre sarà il mio primo vero disco di rock.

Hot Stuff
Hand Of Fate
Cherry Oh Baby
Memory Motel
Hey, Negrita
Melody
Fool To Cry
Crazy Mama