Se avete la pazienza di superare la tremenda sigletta di questa trasmissione in cui erano ospiti, vi attende una visione abbastanza curiosa dei Judas Priest (solo voce e chitarra acustica) alle prese con la versione ormai celeberrima della ballata di joanbaeziana memoria Diamonds and rust (ohibò!).
Nella cosmogonia del Rock Duro esiste un preciso consiglio di amministrazione di Divinità.
Rob Halford (qua in versione Fra' Martino campanaro, non più ossigenato -per forza è pelato- e con barbetta orientaleggiante) è una delle più osannate ed autorevoli.
Uomo timido, gentile e anche dichiaratamente gay (a riprova che l'ambiente metal è meno ottuso e reazionario di quel che si pensi ed a riprova che non sempre chi suona cose toste è obbligatoriamente un cazzone grezzone) resta a tuttoggi dotato di una delle più belle voci in circolazione.
Per farlo accedere a platee anche non-headbanger è necessario proporlo così.
In versione unplugged, sobrio, senza borchie e leather jacket.
Meno teatrale del solito, senza i consueti acuti spaccacristalli.
Ma intenso, preso, calato nel ruolo.
E che l'Olimpo del Rock Duro ce lo conservi il più a lungo possibile, nel suo ruolo.
Un Mito. In tutti i sensi.
Halleluja!
