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domenica 3 febbraio 2013

SIMPLE MINDS; del nostro tempo migliore

Dei Simple Minds da Once Upon a Time in poi non so che farmene, sono un buon gruppo pop ma privo di attrattiva per il sottoscritto.
Dei Simple Minds dei primi due album, peraltro godibili ma ancora molto acerbi e dallo stile indeciso, idem.
Ma dei Simple Minds "di mezzo" credo sinceramente di non poter fare molto a meno.
Soprattutto del loro apice artistico (non commerciale) che è rappresentato dal doppio "Sons and fascination/Sister Feelings call".
Prodotto dal grande Steve Hillage, un doppio album anomalo che in Italia (ohibò) uscì diviso in due e che contiene la versione più originale della band, quella che poggia le radici nel post punk ma che guarda alla mitteleuropa gonfiando di romanticismo le gelide sventagliate di synth di Michael Mc Neill. Una band in cui la sezione ritmica era determinante, il basso sinuoso e avvolgente di Derek Forbes (uno dei migliori dell'epoca) che rendeva meno marziali i ritmi incessanti della batteria di McGee. Se poi a questi aggiungiamo la voce intensa di Jim Kerr e le architetture intelligenti e mai banali della chitarra di Charlie Burchill chiudiamo un cerchio che forse nemmeno U2 all'epoca erano in grado di contrastare.
Le canzoni? Come snocciolare perle....The American, Love Song, In Trance as mission, Theme for Great Cities (uno dei più grandi strumentali mai incisi da chicchessia), la cupissima e cadenzatissima League of Nations, Sweat in bullet......roba da mandare alla storia.

 

domenica 24 aprile 2011

SIMPLE MINDS Come avrebbe potuto essere la storia

Il doppio album dei SIMPLE MINDS del 1981, curiosamente diviso in due dischi intitolati "Sons and fascination" e "Sister Feelings Call", resta un esempio insuperato di desiderata abbinato al miraggio.
Un lavoro di portata immensa che partiva dalle ceneri del punk e s'innestava senza però scendervi troppo nella new wave più cupa e glaciale.
Cosa salvava i Simple Minds dal non ritorno del dark? Il loro estremo romanticismo. Lo stesso che li porterà pochi anni dopo all'autodistruzione perchè come diceva anche (e un tantino "pelosamente") Brian May ...too much love will kill you....! 
Però la magica situazione (artisticamente parlando) che a me piace definire "bilico" consentì a Jim Kerr e soci di produrre almeno tre album grandiosi: Empires and Dance, il duetto citato a inizio post e il conclusivo immenso epitaffiale New Gold Dream.
Nessun lavoro di nessun gruppo coevo dei Minds è all'altezza di questa roba.
Peraltro eccessivamente contestualizzata e storicamente collocata.
Nel senso che oggi dischi di questo tipo sarebbero enormemente superflui, ma allora erano fondamentali per capire dove ci si stesse trovando, un pò come Dylan e Who negli anni '60 che a risentire oggi certi pezzi ti viene un pò da ridere ma a sentirli nel 1965 erano immensi.
Gli anni '80 insomma così sputazzati furono annunciati da dischi come questi qua.
E quindi quando presero la piega dei lustrini molti storsero bocca, gengive e tonsille.
Avrebbero potuto essere il decennio fondamentale del secolo e invece partiti a mille andarono progressivamente in vacca.
Un pò come i Simple Minds, un pò come tutti noi.
Vi sparo qualche pezzo a caso sperando che ci siano tra i pochi udenti alcuni IGNARI a cui questo post possa servire.
Gli amici con cui I usually agree with sentiranno della ridondanza, ma tant'è. Per una volta voglio mandare ai posteri qualcosa di utile.
See you later e buona pasqua a tutti.