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domenica 25 settembre 2011

DISCOTIME: "Superstar" di Bob McGilpin



Tutti abbiamo iniziato da qualche parte.
Io quando c'era la disco music iniziavo parecchie cose della mia vita.
Riviste all'indietro eran tutte cazzatelle ma vissute ai tempi parevano robe importanti.
Il primo bacio, le prime uscite serali, i primi locali, i primi dischi.
E pensare che ero già un rocker. Comprati Rolling Stones (Black and Blue) e Led Zeppelin (Presence) ascoltati qualche volta e poi messi via coi miei capelli alla Allen Collins. Nessuno dei miei amici teen ager li conosceva cacchio.
E quindi giunse il dancefloor. Almeno per 2 o 3 anni non ci fu niente altro, tranne qualche canzone di cantautori nostrani che riusciva a "bucare" anche la mia giovanissima generazione (es. Musica Ribelle di Finardi). Poi tornai a cose differenti, crescendo anagraficamente.
Posteròpperò di tanto in tanto qualche pezzo "disco", un genere semplice e diretto nato a latere della musica black ma ben presto sviluppatosi in innumerevoli filoni indigeni e autoctoni, anche in Europa e persino in Italia (chi si ricorda gli Easy Going di Paul Micioni è benemerito). Un genere che nella sua "povertà" ebbe  alcuni meriti.
Introdusse per esempio diversi elementi nuovi per il music business, tipo i grandi produttori di suoni (moroder, soccio, morali, poncia) che ebbero modo di influenzare non solo il genere disco.
Sdoganò completamente il "gay world" che apparve in tutto il suo variopinto potenziale (come avrebbero potuto esistere le Scissor Sisters 30 anni dopo, sennò?).
Lanciò personaggi di caratura interessante e destinati a rimanere sulla cresta dell'onda anche e dopo la morte della Disco (Donna Summer, for instance).
Insomma la Disco non era niente di che ma aveva un suo perchè.
E soprattutto fu la colonna sonora dei miei "inizi". C'era quella come soundtrack impossibile sfuggirle.
Mi piace ricordarla in questa serie di post con cui vi ammorberò, con alcuni pezzi non troppo noti (non metterò You make me feel di Sylvester o Macho Man dei Village People o I will survive di Gloria Gaynor, per dire).
Pezzi però di "qualità" capaci di tirare in pista migliaia di persone (vi ricordate le maxi discoteche?) con suoni da leccarsi le orecchie e, appunto, produzioni avanti di brutto.
SUPERSTAR di Bob McGilpin è indubbiamente uno di questi pezzi. Sentite il sound secco e asciutto della batteria ci sono dischi di rock degli stessi anni prodotti da cani oppure la (vera) sezione archi come introduce il pezzo ma anche le parti quasi completamente percussive che servivano ai diggei per cambiare brano, mixandolo con uno di analoga ritmica.
Spero di avere qualche lettore di nicchia che sappia capire la natura di questi post e ne comprenda la natura che non è celebrativa di alcunchè di artistico ma ha tutto il sapore dell'amarcord.
See ya.

venerdì 9 settembre 2011

Il mondo che vorrei (I)

che bello se i rolling stones facessero un disco tutto di blues e andassero in tourneè nei piccoli club e annunciassero finalmente al mondo di smettere di annunciare una nuova tourneè

che bello se sting divorziasse dal carlino, tornasse a insegnare letteratura e suonasse solamente piccoli concertini jazz nei club di newcastle

che bello se jovanotti, dopo averci propinato "Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, passando da Malcolm X attraverso Gandhi e San Patrignano arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano...", si togliesse definitivamente dai maroni e entrasse in seminario

che bello se bob dylan si ritirasse in un eremo e smettesse di sputtanare la propria musica e la propria immagine prima di morire

che bello se david bowie fosse già morto in segreto e ci risparmiasse lacrime e dolori futuri

che bello se gli zz top si tagliassero staccassero le barbe

che bello se gene simmons facesse un disco di canzoni pop alla beatles (la sua vera vocazione, credetemi ne è capace) e andasse primo in classifica alla facciaccia dei denigratori

che bello se i verdena si capisse ciò che dicono nei dischi

che bello se vasco rossi e ligabue aprissero una trattoria di cappelletti e zampone fra la via emilia e il west, tipo quella dei dikdik a milano

che bello se i fratelli gallagher (quelli famosi, non quelli dei raven) scoprissero di non esserlo, chissà magari tornerebbero insieme e smetterebbero di scaccolarsi in pubblico per far vedere chi è il più duro

che bello se ogni anno uscissero una decina di dischi come quello dei wu lyf e quello di john grant

che bello se florence welch parcheggiasse un attimo "la macchina" e accettasse la mia proposta di matrimonio................



(to be continued)

lunedì 3 agosto 2009

Non c'è due senza tre.


(ok ok, il dibattito sulla new wave è impegnativo....dopotutto siamo in piena estate, magari lo riprenderemo a Settembre, chissà...tanto è argomento che capita spesso da queste parti)
(adesso vi propino qualcosa di più consono al periodo, un pezzettino di me in connubio come sempre con la musica che mi porto dentro, già apparso ai tempi di splinder ahimè sono proprio senza vergogna)






Tum tutututu tutum.
Tum tutututu tutum.
I can feel it coming in the air tonight, oh Lord….
Phil Collins, spregiudicato dopolavorista, ha appena iniziato la carriera solista che ne distruggerà l’immagine ma non il conto in banca. E io me ne sto qua con la moneta in mano indeciso tra il flipper e il Sorbello (variante toscana del Cremino).
Che afa.

(madre-figlio)
-Ma perché non andiamo più a Castiglione? Cazzo ci andiamo a fare a Vada?
-Perché così siamo più vicini alla zia e anche te, sempre a lamentarti.....non c’era il tuo amico di scuola che viene qua?
-Sì ma io a Castiglione c’ho gli amici, la banda, e tutto il resto…..-
-Insomma un posto vale l’altro, l’importante è fare un po’ di mare che lo iodio non ti fa venire la bronchite quest’inverno! E poi conoscerai sicuramente nuovi amici.....
In effetti.
E’ un paio di giorni che ci puntiamo.
Lei ha dei magnifici occhi azzurri. Che illuminano la notte di Vada. E anche il giorno se è per questo. E me li punta addosso con una certa continuità. Un non trascurabile fisico curvilineo completa la buona impressione che ho comunque di lei.
C’è un piccolo molo, per le barchette e i canotti randagi.
Appena arrivato in cima mi tuffo nel mare caldo e deserto delle due. Del pomeriggio.
Che classe. Sembro Klaus, penso.
Qualche bracciata lenta, un po’ loffia. No, così non va. Devo prendere l'iniziativa.
Decido di risalire.
Mentre mi isso sul moletto ho la conferma che lei è lì (da quanto?).

(young diamonddog-young girl from vadabeach)
-Ciao-
-Ciao- rispondo fingendo disinteresse.
-Come ti chiami?
-Stefano.
-Ah.
-E tu? - replico sentendomi in colpa per non averlo chiesto subito e per tirarmela un pò troppo
-Barbara.
Segue silenzio di almeno 5 minuti effettivi. Silenzio di parole, comunicazione a sguardi.
Di fronte, di lato, anche di nuca.
Poi decido di rompere il ghiaccio.
-C’è poco da dire, penso- esordisco con estrema sicurezza.
-Eh già - fa lei altrettanto decisa.
-Non preoccuparti, mi capita spesso – (sborone.....smettila) –ma con te è diverso.
-A me invece non è mai capitato di incontrare uno sguardo e sentirmi immediatamente di sua proprietà. (Tum. Colpito e affondato in un amen).
-Non preoccuparti ci si fa l'abitudine..... Maddai scherzo, anch’io sono imbarazzato come te.

L’emozione sale, il tasso di feromone al picco annuale, la voglia di stare con lei insopprimibile come l’afa di questa fantastica giornata.
-Ci vediamo stasera, allora- (concludo frettoloso la conversatio precox)
-Ok, qua davanti alle 9-
Bacetto.
Non mi sono mai presentato a quell’appuntamento. Torno a casa e mio padre si era fratturato un paio di vertebre cadendo dalla bici di mio fratello. Niente di insolito se non che mio fratello ha 12 anni e la bici è da cross. Tale padre, tale figlio pensai. La Barbara quindi non la vidi più, almeno per quell’estate.


(stesso posto, stesso periodo, un anno dopo......)
Strada facendo vedrai che non sei più da solo…….
Baglioneggiando a mezzagosto (giuro che il jukebox non l’avevo mandato io) con in mano una moneta indeciso tra il flipper e il Cremino (nel frattempo il bar aveva cambiato marca di gelati…..), la vedo.
E’ lei, la Barbara.
-Ciao, scusa per l’anno scorso-
-Ho saputo, non preoccuparti. Come sta tuo padre?-
-Niente, un sei mesi di ospedale e di gesso, poi è tornato più sano e rompiballe di prima-
-Ah-
-E tu, come stai?- proseguo aiutato dal Baglioni.
-Bene……-
-Senti adesso devo andare, ci sentiamo.- Concludo con un certo nervosismo.

Non era più la stessa cosa. Il “magic” se ne era andato chissà dove.
Forse Phil Collins era più intrigante di Baglioni.
O forse il moletto…..
O forse io non sono più quello dell’anno scorso.
Chissà perchè. Non ho mai capito perché.
Ma una certezza da allora non mi ha più lasciato. La pelle d’oca è merce rara. Bisogna assecondarla. Bisogna prenderle al volo, le situazioni. Afferrarle con decisione. Stringerle forte e viverle appieno subito subito.
Perché poi non ripassano mai uguali.

Halleluja!