venerdì 24 giugno 2011
Il bello del rock and roll
martedì 31 maggio 2011
CARO EMERALD (che non è l'inizio di una lettera...)
Pochissimi la conoscono eppure moltissimi hanno già ascoltato le sue cose.
Il suo album di debutto “Deleted Scenes from the Cutting Room Floor” si è rivelato infatti una vera e propria miniera per i creativi pubblicitari, che oggi possono a pieno titolo vantarsi sia di essere dei talent scout, sia degli hit makers sia dei formidabili veicoli promozionali per la musica.
Ovvio che deve trattarsi di roba facile, da inserire in spottoni ad alta pressione (si chiamano Grp's, le unità di misura che ti fanno capire quanto passa uno spot), di quelli che ti bombardano e ti rompono i maroni per mesi.
Però mentre il brand pubblicizzato alla fine ti va sui corbelli, spesso il jingle (che poi vero e proprio jingle non è, ma un vero soundtrack) viaggia come un missile on air e in classifica.
Ecco tutto questo per dire cosa.
Che CARO EMERALD, deliziosa olandesina (anzi, olandesona, ma comunque assai gradevole all'aspetto) ha piazzato due colpi da 90 nell’ultimo anno, riuscendo a far conoscere la propria musica un po’ ovunque nella penisola.
Pezzi pop leggeri, con venature di retrò che danno un tocco caratteristico e senza tempo, cantati e suonati bene. Acqua fresca. Con tutti i valori dell’acqua fresca. Che quando ne hai bisogno è meglio dell’oro, quando non serve è niente.
Vi starete ovviamente chiedendo quali sono i pezzi.
Back it up e A night like this sono i titoli delle canzoni, ma vi diranno poco. Allora facciamo così.
Io vi mando i video delle canzoni, voi indovinate quale marca hanno pubblicizzato e il cerchio si chiude. OK?
Alla prox.
mercoledì 2 aprile 2008
Bon Jovi - Dry County (London '95) "Kontrokorrente"
Parlare di John Bongiovanni è difficile, soprattutto qua da me.
Il motivo che mi spinge a farlo, diciamolo subito così mi levo un peso.
E’ un’artista che non ha mai avuto un riconoscimento dalla kritika ufficiale.
E questo a mio avviso non lo merita.
Ma veniamo all’arringa difensiva.
L’evidenza sotto gli occhi di tutti.
BONJOVI sono stati una hard-pop band di facili costumi. I loro album hanno venduto oltre 120 milioni di copie in tutto il mondo grazie a sapienti hit-singles costruiti per piacere e per vendere.
Robetta facile facile come Livin’on a prayer e Bad medicine e It’s my life e Always (solo senza band) e Born to be my baby e si potrebbe continuare a lungo.
Il look da hair metal band e la bellezza di John (che ha fatto anche l’attore, qua e là) hanno completato il pacchetto in offerta al teen ager medio americano ed europeo.
La realtà nascosta.
John Bonjovi canta molto bene. Ha una bella voce e sa come usarla al meglio. I suoi compari sono tutti buoni strumentisti, presi singolarmente. I suoi prodotti, per quanto “di facili costumi”, sono tutti di livello molto professionale.
John Bonjovi ha nel tempo piazzato là alcuni ottimi pezzi passati sotto traccia dietro le hit singles da classifica: Bed of Roses, Wanted Dead or Alive, Dry County, Midnight in Chelsea (solo senza la band), Blood on Blood e la recentissima (You want to) Make a memory. Talvolta southern rock, altre più country oriented.
John Bonjovi è la seconda persona più famosa del New Jersey, ci sarà un motivo.
La sentenza.
E’ bravo John Bonjovi.
Ma fino ad oggi ha privilegiato il “far soldi” con musichette di “facili costumi” rispetto alla propria dignità artistica che pure si palesa a tratti, facendo rimpiangere impegni meno business oriented.
Ci si attende da lui uno smarcamento verso la musica di qualità. Anche senza la band.
I soldoni li ha fatti, le groupies lo hanno ormai divorato fino al midollo.
Che altro può fare se non dimostrare al mondo che lui vale veramente qualcosa?
A presto John. A futuri album che mi diano ragione.