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domenica 4 dicembre 2011

The Black Keys - Lonely Boy


Sono notoriamente una testa dura, come molti nella blogosfera possono confermare, e tendo a non fidarmi delle "novità".
Diciamo che devo prima metabolizzarle poi darmi un pò di tempo per cercare di capire se possono durare valutare soppesare confrontare rimuginare sfanculare reazionare poi tornare per capire per sentire per provare a farmele piacere davvero.
I BLACK KEYS ci ho messo un quattro/cinque anni a digerirli (loro sono in giro da dieci ma io sono lento come un bradipo...e poi quella cacchio di formazione monca).
Direi che con l'ultimo recente EL CAMINO e con questo strepitoso pezzo finalmente hanno fatto breccia.
Sono probabilmente quanto di meglio possa offrire in questo momento il panorama rock.
Senza essere odiosamente indie, senza essere maldestramente mainstream.
Sono semplicemente là e spaccano il culo (ps il tizio che balla è troppo bello per essere vero).
Per i pochissimi che, più (indo)lenti del sottoscritto, ancora non li conoscessero, fateci un giro.
Chitarra, batteria e via andare: Daniel Auerbach e Patrick Carney da Akron (Ohio), una città che è conosciuta solo per i musicisti e per la Goodyear.

martedì 15 novembre 2011

Tanto son fatto così, primo non fidarsi mai (Gorillaz - On Melancholy Hill Live on AOL Sessions)



Eppure che DAMON ALBARN sia una delle menti più fertili apparse sul pianeta Musica negli ultimi 20 anni è un dato di fatto. Non fosse solo perchè è un Bowiano di ferro.
Amavo i primi Oasis e continuo ad avere un debole per Noel (non per il fratello scemo) ma devo a posteriori riconoscere che non avevano la forza dei Blur.
Scherzavo con quel coso lì del cartone animato con quel buffo titolo ("Clint Eastwood" I'm happy...I'm feeling good.....) senza capire che eliminare fisicamente la band era mossa concettualmente ardita e futuribile. Che poi i GORILLAZ mi veniva da ridere solo a pensare che ci sarebbe stato un seguito al primo disco-divertissement.
Sentivo puzza di muffa e di quattrini quando Damon ripescò dalla pensione dorata sua divinità Paul Simonon per quel mezzo progetto abbozzato alla sergioleonespaghettiwestern di The Good, The Bad & The Queen (scommettiamo che avrà un seguito e che sarà più focalizzato del primo?).
Insomma a Damon non l'ho mai preso sul serio quando era il momento giusto, salvo poi regolarmente ricredermi dopo un pò davanti all'evidenza.
Sarà perchè è belloccio e sembra Jude Law e io penso che se è famoso e ha successo è per le ragazzine? Tipo per dire Lenny Kravitz?
Sarà perchè è un pò indie-snob e un filo di puzzetta sotto il naso la tiene, mentre io parteggio da sempre per quelli "bruttisporchiecattivi" come i fratelli Gallagher?
Non lo so però, come spesso succede, ho torto (non quando discuto con allelimo eh non esageriamo).
E quando me ne rendo conto the oxes do have run away (i buoi son belli che scappati).
Per esempio questo disco lo sto assaporando adesso, con un ritardo normale per quelli della mia generazione, ritardo cosmico per i ragazzini che sono già passati sopra un paio di centinaia di next big thing, nel frattempo.
ON MELANCHOLY HILL mi mette un misto di allegria/malinconia che però mi scalda. E' uin pezzo semplice moderno orecchiabile facile e contemporaneamente tremendamente cool (oh, l'ho detta! questa cazzo di parola che non vuol dir niente ma viene comoda quando hai finito gli aggettivi) (no, "stiloso" non lo dirò neanche sotto tortura per quanto sarebbe adattissimo a questa canzone...).
Basta che non pensi all'orrendo orsetto abbracciatutti di Colorado Cafè con dentro dj angelo, che mi prende il nervoso e lo sconforto.
So long e, PS, vediamo un pò quanti scovano la CHICCA contenuta dentro questa performance......almeno quelli con un quarantello sulle spalle dovrebbero riconoscere i due "nostromi" a fianco di Damon......