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martedì 14 gennaio 2014

There was a time........DIAMOND HEAD

There was a time.......in cui suonare hard rock non era solo "batterie tonanti", "chitarre taglienti" e "cantanti urlatori". Un minimo di nerbo ovviamente è sempre stato alla base ma there was a time in cui il mondo del rock duro ancora preservava gelosamente i contatti "nobili" con gli ascendenti più diretti come il rock-blues e il progressive. Insomma prima dell'avvento del più dinamico Heavy Metal o del più traumatico Thrash Metal, there was a time in cui anche le orecchie più gentili potevano ascoltare una canzone di rock duro riuscendo a coglierne le armonie e le raffinatezze.
Uno dei gruppi che meglio incarna questa situazione senza essere mai stato considerato tra i grandissimi del genere sono senz'altro i DIAMOND HEAD di Brian Tatler e Sean Harris.
Discendenti diretti dal mood di band come UFO e Uriah Heep, fecero parte seppur di malavoglia di quel grandioso movimento che a fine anni 70 squarciò stadi e classifiche e noto ai più come NWOBHM, acronimo per New Wave of British Heavy Metal.
I Diamond Head, di quel movimento, rappresentavano l'ala "soft", la raffinatezza esecutiva e compositiva che si concretizzarono in almeno due album masterpiece quali LIGHTNING TO THE NATIONS e BORROWED TIME. Dischi che gli appassionati di Rock dovrebbero avere ad ogni costo.
Famosa la fissazione che avevano per loro i Metallica degli esordi (ma poi anche i Megadeth e tanti altri, i Diamond Head stanno al metal moderno come i Big Star al pop rock).
Mi piace pensare che, senza questo importante riferimento sonoro e stilistico, gli ammericani di Hetfield e Ulrich non sarebbero riusciti ad andare oltre un grezzo thrash di mezza tacca.  E invece seppero inglobare quel tantinello di classe che li portò ad ergersi sopra il magma thrash indicando veramente la via verso il rinnovamento del genere, ma questa è un'altra storia........
Per adesso ascoltatevi "Am I evil" e godetene tutti.




sabato 12 novembre 2011

Black Sabbath Reunion e Children Of The Grave



La notizia è bomba. L'ha battuta Reuters e pare non essere stata smentita dai vari entourages dei ragazzi.
BLACK SABBATH tornano in pista per un album e una tourneè. E fin qui sai che novità, ogni due/tre anni ripartono più o meno assemblati con nomi più o meno architettati.
No, la notizia è che OZZY torna a far quartetto con Tony, Geezer e Bill.
I 4 membri originari.
Il gruppo che più di ogni altro ha influenzato l'heavy metal come lo conosciamo.
Certo, Zeppelin e Purple presero strade differenti, grandiose e luminescenti. Ma i veri padri dell'heavy metal sono loro. I Sabs da Birmingham. Chiedete al concittadino zio Halford, tanto per dirne uno che conta, cosa ne pensa.
E per questo la parola "reunion", un termine che mediamente puzza sempre come il pesce dimenticato nello scomparto del frigo da una settimana, non può che mettere curiosità infinita se riferito ai Black Sabbath quelli veri. Siamo al cospetto di gente che ha fatto la storia eh, e anche se andranno in scena con le stampelle e il gobbo, non è possibile far finta di niente e limitarsi a pensare a come è stata penosa quella dei Police.
Ci manca solo che anche Ritchie smetta i panni da menestrello e i leggins e torni laddove i suoi vecchi pards lo attendono da anni......e poi possiamo anche chiudere i battenti.
Hasta luego e, con mestizia visto che ne sono comunque un ammiratore, non posso fare a meno di sottolineare che questa canzone qua è il posto esatto dove iniziano gli Iron Maiden e il modo di comporre musica di Steve Harris. Come sempre, nulla si crea, nulla si distrugge.

martedì 6 settembre 2011

VAN HALEN: nuovo album di inediti?

Sono sempre stato appassionato di chitarra elettrica. Viene quindi da sè che ho attraversato la mia bella fase di andiamo-alla-caccia-del-chitarrista-che-ce-l'ha-più-lungo.
Ed in questa fase non potevo non imbattermi in EDWARD VAN HALEN, uno degli uomini che ha maggiormente rivoluzionato (dal 1978 in poi) il linguaggio e la tecnica della chitarra rock. Sì, senza limitarsi all'hard rock, il modo di suonare di Eddie è stato imitato veramente da tutti, dai semplici cloni a quelli che invece ne hanno tratto spunti per arricchire il proprio fraseggio (esempio maximum Glen Tipton dei Judas Priest che partendo da una base lirica/epica/classica di un certo livello e inserendo hammering e tapping e sweep-picking ha raggiunto capacità incredibili di espressione - basti l'assolo di Painkiller a sintetizzare quello che sto dicendo). Poi oggi in rete è pieno di ragazzini che suonano a memoria gli assoli di Van Halen. Ma vai a farli te la prima volta. Pensali, progettali, suonali in un modo che ancora nessuno aveva fatto. Cose incredibili che lo installano di diritto tra i primi 10 della storia del rock.
Insomma tutto questo sproloquio (che pochi intimi capiranno) per dire cosa.
Che i Van Halen in formazione (quasi) originaria hanno appena terminato di registrare un album di inediti da studio (già finito il mixaggio manca solo il master), il primo dopo enne anni e soprattutto il primo con DAVID LEE ROTH in pianta stabile, dopo le tourneè rigeneratrici degli ultimi 2 anni.
Certo, al posto del buon MICHAEL ANTHONY c'è WOLFGANG VAN HALEN, figlio di Edward e nipote di ALEX, portando a 3 su 4 la presenza della famiggghia sul marchio. Ma insomma dai, la continuità con il passato dovrebbe essere garantita.
La notizia buona è che David "I'm just a gigolò" Lee Roth pare tornato in ottima forma, sia fisica che vocale. E lui che fu uno dei più grandi frontman mai visti su palco, è una garanzia. Perlomeno fino a quando non rilitiga con Eddie.
La notizia cattiva è che Sammy Hagar, per anni cantante al posto del defenestrato Dave, lo stesso Sammy che conosce vita morte e miracoli di Eddie e ne ha patito le ubbie e i fuoriditesta, nutre seri dubbi sulle capacità di recupero quest'ultimo. Non è infatti mistero che Eddie, malattia a parte (tumore alla lingua dal quale ormai pare fuori), abbia passato anni schiavo della bottiglia e sia tuttora incapace di gestire qualsiasi cosa, dalla vita privata alla chitarra. Che dire, come non avere le stesse perplessità?
Ma speriamo in bene e speriamo che ci diano un disco non dico a livello dei primi 4 che siamo nell'Olimpo del Rock ma almeno a livello di un OU812.......dal quale vi passo questa a me sempre gradita FINISH WHAT YA STARTED anche per omaggiare gli anni di "militanza" di Sammy che nel frattempo si è ricreato un suo giocattolino con i Chickenfoot assieme a Michael Anthony e qualche altro "sbarbino" di primo pelo....


PS Ho cambiato il video ne ho trovato uno di qualità sonora superiore..

martedì 19 aprile 2011

Le mille facce degli Scorpions - The Zoo


Per molti gli SCORPIONS (probabilmente il gruppo tedesco di maggior successo commerciale di sempre) sono quelli delle stucchevoli ma efficaci power ballads (Always somewhere, Wind of change, Holiday, Still Loving you......).
Oppure quelli del pop-aor metal della metà degli anni '80.
Tantissimi non conoscono il periodo "freak" dei '70 quando il grandissimo chitarrista Uli Jon Roth dava al loro sound una dimensione onirica e psichedelica pur all'interno di un solido impianto hard rock. Credetemi album come Fly to the rainbow e In Trance meritano assoluta attenzione.
Ci vorrebbero giorni per parlare della storia di una delle band più controverse del mondo hard&heavy.
Sicuramente la svolta "metal" di fine '70 (un'altra incarnazione della band) segnò un passaggio non indifferente, con l'ingresso dell'ottimo solista Matthias Jabs che pareva un Maiden o un Priest per immagine e tipo di impostazione e che dette un grande contributo a spostare il posizionamento della band a fianco della "new wave of british heavy metal" (quando invece i ragazzi erano usciti discograficamente parlando più o meno insieme a Zeppelin e Deep Purple). E con il songwriting di Rudolf Schenker (il fratello pazzo ma sano di Michael) ai massimi livelli.
Ci furono molto bocche storte tra i fan della prima ora ma gli Scorpions volenti o nolenti iniziarono a vendere camionate di dischi anche in USA e a riempire stadi e palasport ovunque.
Almeno un paio di album si salvano ancora.
Tra questi il possente Animal Magnetism, con cover inquietante e lasciva di studio higpnosis, che contiene pezzi hard/heavy di ottima caratura come questo torrido (e vai di aggettivo) hard blues con tanto di vocoder.
THE ZOO.
Da ascoltare.
E poi torniamo alle cose di oggi eh, ma un salto nella propria memoria non guasta mai.

mercoledì 12 gennaio 2011

Deep Purple e come realizzare un "comeback album"

Nel 1984, dopo che Ritchie Blackmore aveva chiuso per sempre l'esperienza Rainbow (della quale parlerei in altra sede, viste le complicanze e le interferenze con altri artisti), si riformò a sorpresa il MARK II della band di hard rock più famosa di tutti i tempi: i DEEP PURPLE.

Per chi non lo sapesse il Mark II (Blackmore-Glover-Paice-Lord-Gillan) è la formazione migliore, quella alla quale sono legati i più grandi successi di critica e commerciali, senza voler nulla togliere a Coverdale, Hughes, Bolin, Morse e compagnia.

Il Mark II è nella storia, è la storia del rock duro.

E l'album che i Deep Purple si decisero a registrare insieme nel 1984 è stato uno dei primi esempi di reunion (all'epoca anche gli Aerosmith lo fecero ma più che di reunion si trattò di rientro di Joe Perry, ma anche su questo ci ritorneremo) degni di questo nome. Forse nel 1984 le reunion avevano un sapore meno smaccatamente commerciale (se penso a quella recente dei Police mi si contorcono le budella, e io AMO i Police) e più artistico. E si concentravano sui nuovi dischi piuttosto che sulle danarose tourneè.
Fatto sta che i DP se ne uscirono con un "comeback album" coi controcazzi, scusate l'esprit de finesse.
Il disco originato da quella reunion, PERFECT STRANGERS, non deluse affatto le aspettative. C'erano tutti i Deep Purple migliori, un ottimo livello di songwriting, una grande produzione, esecuzioni impeccabili da parte di tutti i componenti della band per una volta sereni e concentrati (poi, naturalmente, dopo il disco riprese l'eterna disputa Blackmore-Gillan e si riandò a carte e quarantotto).
Certamente il disco non contiene una nuova Highway star o una nuova Speed king, ma come dire, il tempo passa per tutti e bisogna anche adeguarsi sia alle modifiche del mondo che ti circonda sia alla tua anagrafe.

PERFECT STRANGERS, pur non all'altezza di Machine Head o di In Rock, dette sonore "lezioni di hard rock" alle miriadi di band dell'epoca; ricordandovi che nel 1984 il genere era ai primi posti di tutte le chart mondiali, nelle sue più disparate versioni, dall'appena nato thrash metal di Metallica e compagni, all'hair/glam metal americano di Ratt e Dokken e Motley Crue, al British style di Iron Maiden e Judas Priest, al pop metal melodico degli Scorpions....insomma una goduria.
I Deep Purple, anche se solo per un album, ripresero lo scettro in mano e dettero un par di schiaffoni a destra e a sinistra dell'Oceano.

Con una manciata di ottime canzoni, di cui almeno 3 di livello assoluto: il riffoso opener "Knockin' at your backdoor", la sinuosa "Perfect Strangers", la malinconica "Wasted Sunsets".

La canzone omonima del disco è la punta di diamante, ma vi posto la ballatona Wasted Sunsets primo perchè c'è una superprestazione vocale di un maturo Ian Gillan che magari ha perso qualche acuto ma ha sicuramente acquisito in profondità interpretativa, secondo perchè c'è un assolone di Ritchie Blackmore dei più lirici e strappalacrime che mi sia mai capitato sentire.

Alla prossima.