mercoledì 23 dicembre 2009

The Pogues and Kirsty MacColl - Fairytale of New York

Converrete con me (e chi non conviene come diceva amedeo nazzari...) che come canzone per fare gli auguri di Natale è ganza.
Superate i denti rotti di Shane, una qualità video che non è il massimo, un pò troppi cori e coretti del pubblico ed entrate in punta di piedi nella magia delle emozioni.
Che sgorgano copiose da questo capolavoro interpretato dai Pogues con Kirsty MacColl.
Come copiosi sgorgano i miei auguri per tutti quelli che si sono affacciati da queste parti nel passato nel presente e perchè no nel futuro.
God bless you, my friends.
E Buon Natale davvero.
Halleluja!

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Beh, in qualità di primo "postatore" dico che:
1)il pezzo è molto carino
2)con molto piacere auguro a tutti
un Natale bello,sereno, direi...
significativo!
3)confido sempre nella lettura (e
magari nel gradimento) della
lettura della post@ del caro
padrone di casa!

Un abbraccio da Totonno

Henry ha detto...

una delle mie canzoni di natale preferite!
auguri!!!

MrMontag ha detto...

mi hai praticamente rubato il post ricambio gli auguri comunque, senza rancore ;-)

Harmonica ha detto...

Struggente canzone,da fazzoletto. Ti aspetto domani e dopodomani sul mio blog per un regalino.

Lucien ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Lucien ha detto...

Auguri a te e al Rocksaloon!

Euterpe ha detto...

Ti sapetto da stasera fino al 26 sul mio blog per un piccolo regalino.
Have a very Rockin'Xmas!

eni ha detto...

bella DD, rinnovo i miei auguri a te ed ai tuoi simpatici visitatori.
Rocksaloon è oramai diventata anche una mia tana :)

Resto In Ascolto ha detto...

Felice e sereno Natale e un grande 2010.

Strato2006 ha detto...

Auguri carissimo! A presto!

Maurizio Pratelli ha detto...

Un abbraccio e tanti auguri!

il fratello di shane ha detto...

“Fairy Tale Of New York” (1987), "fiaba newyorkese" di Shane MacGowan dei Pogues, è un capolavoro difficilmente superabile.
Per contraccambiare gli auguri di Natale di DD, posto qualche notizia in più su di illa, sul gruppo e sullo stesso Shane… ovviamente per coloro che magari li conoscono superficialmente…
non certo per gente come DD o lo Zio Henry, che dei Pogues conoscono pure il numero di scarpe…

La love story stracciona del ghetto è cantata in duetto: per maggiore comprensione del testo ho fatto precedere da un doppio asterisco la parte cantata dalla voce femminile che fa coppia con Shane (nella versione originale del pezzo è quella di Kirsty McColl).
Straordinaria anche l’interpretazione di questo brano da parte di Christy Moore (altro irish ace), sia dal vivo, in teatro, che in studio.


FAIRY TALE OF NEW YORK

Era la vigilia di Natale, piccola, nelle cella degli ubriachi.
Un vecchio mi disse “non ne vedrò un'altra”, e poi cantò una canzone, "The Rare Old Mountain Dew".
Girai la testa dall'altra parte, e sognai di te.
Ne avevo uno buono, lo davano diciotto a uno, ho la sensazione che questo sia l'anno per me e per te.
Buon Natale, allora, ti amo piccola, riesco a vedere un periodo migliore, nel quale tutti i nostri sogni si avverano.

** Hanno auto lunghe come banconi, hanno fiumi d'oro, ma il vento fila dritto attraverso te.
Non è un posto da vecchi.
Quando per la prima volta mi prendesti per mano, in una gelida vigilia di Natale, mi assicurasti che Broadway mi stava aspettando. Eri attraente.

Eri graziosa, la regina di New York. Quando il gruppo finiva di suonare ne chiedevano a gran voce ancora.
Sinatra swingava, e gli ubriachi cantavano. Ci baciammo in un angolo, e poi ballammo tutta la notte.
I ragazzi del coro del NYPD (New York Police Department - ndr) cantavano "Galway Bay",
e le campane festeggiavano l'inizio del giorno di Natale.

** Sei un fannullone, sei una canaglia.

Sei una vecchia sgualdrina a pezzi, stesa là mezzo morta, a frignare, nel letto.

** Sacco di merda, verme, pidocchioso ricchione da due soldi. Buon Natale faccia da culo. Prego Dio che sia l'ultimo.

Avrei potuto essere qualcuno.

** Come può chiunque. Mi hai rubato i sogni, dalla prima volta che ti ho visto.

Li ho tenuti con me, piccola, li ho messi insieme ai miei.
Non posso farcela da solo, ho costruito i miei sogni intorno a te.


BUON NATALE A TUTTI !!!

semper mi, targa milano ha detto...

non capisco, non me lo ha preso... riposto...

semper mi ha detto...

The POGUES

I Pogues, ovvero il folk irlandese eterno, rivisitato dai rocker più iconoclasti e provocatori che esistano. Nei loro dischi c'è proprio tutto: poesia metropolitana, degrado urbano, impegno socio-politico, tradizione musicale popolare ed energia punk. Grazie alla loro particolare miscela musicale, che attinge da elementi folk tradizionali irlandesi, da melodie orientali, con una tendenza al rock'n'roll - post punk, i Pogues, band anglo-irlandese, sanno raccogliere attorno al proprio gruppo un vasto pubblico. Suonano gighe e reels (danze popolari scozzesi) con baldanza funk, furore punk e testi di grande realismo urbano, ampliando la strumentazione classica del rock elettrico con chitarre acustiche, banjo, fisarmonica, tin whistle, concertina, uilleann pipe, cetra e mandolino.

Il cuore della musica Pogues sono le composizioni di mio fratello, il grande Shane MacGowan, romantico di scuola urbano-brutalista, nella cui scrittura sporca, iperrealistica e umanissima si articolano emozioni ed esperienze al di fuori del limitato terreno della canzone tradizionale. La sua ricca vena poetica ne fa un autore di indubbio livello anche sul piano puramente letterario, un autore che ha dimostrato di possedere la capacità di arricchirsi piuttosto che inaridirsi attraverso esperienze di degrado fisico e prostrazione spirituale.
Le migliori canzoni di Shane per i Pogues si basano sulla memoria "ferita", raccontano i momenti in cui odio e amore si confondono, esprimono la ricchezza e la miseria di una vita ai margini della società. Shane è il simbolo di una Dublino o di una Londra marginali, selvatiche e vilipese: ne è l'incarnazione. Emotivamente irruente, caratterialmente lunatico e provocatorio, con quella sua dentatura disastrata, Shane costituisce una vera e propria antitesi della star della musica pop corrente.

Ai Pogues va il merito di aver divulgato nel mondo canzoni di straordinaria bellezza e semplicità come la vecchia “Dirty Old Town”. Il loro remake di questo brano diventa l'inno dei giovani ribelli urbani, e ai loro concerti i teppisti più duri si dondolano al suo refrain, suonato da uno stridulo violino quasi scordato e dall'armonica. “Dirty Old Town” è una vecchia folk song di Ewan MacColl che parla di Salford, la città industriale del nord in cui MacColl è cresciuto, e che svolge per Manchester la stessa funzione svolta dal Pireo per Atene. E' la città di Engels, la classica slum city della rivoluzione industriale, in cui gli slums "sgarrupati" vengono abbattuti per essere sostituiti da nuovi slums.
Chissà perché quasi tutti, ascoltando la versione dei Pogues, credevano parlasse di Doblintaun…

Altro grande brano è “A Pair Of Brown Eyes” (1985), dolentemente poetica, che parla di un ubriaco che riceve un po' di conforto da un vecchio incontrato in un bar.

La visione che di Londra fornisce Shane MacGowan in quello che, con “Fairy Tale of New York”, è il suo capolavoro, cioè “A Rainy Night In Soho” (1986), è di un melanconico scenario di storie amorose, di un'intensità formidabile.

semper mi 2 ha detto...

SHANE MacGOWAN

"" Ricorda questo posto, è umido e freddo, il miglior posto della terra, ma è buio e antico.
Coricati allora vicino al muro, e copriti la testa.
Buonanotte e che Dio ti benedica.
A letto adesso e vaffanculo... ""
(Shane MacGowan, 1988, da “Sit Down by the Fire” )

Shane MacGowan, buffo uccello sdentato drogato di Guinness, ha saputo aggiornare e rinnovare uno stile celtico che sembrava perduto per sempre, e ci lascia in eredità pagine memorabili di folk irlandese e rock sgangherato, di autentico folk metropolitano sporco, doloroso e violento.
La genialità di Shane ed il grande suono della band formano un tutt'uno decisamente insostituibile che, purtroppo, si dissolve verso la fine del 1991, quando Shane lascia i Pogues.
La spiegazione, abbastanza sommaria, viene data da “Melody Maker” del 28 Settembre '91:
- “Shane beve troppo, sul palco ci sta poco, salta addirittura dei concerti, gli altri si sono stancati, la rottura è stata abbastanza netta”.

Al posto di Shane i Pogues decidono di reclutare Joe Strummer, l'ex Clash.
Shane, dal canto suo, decide di formare una sua band.
La scissione, molto dolorosa, fa rimpiangere la mancanza di Shane nei Pogues e la mancanza dei Pogues nella banda di Shane.

A partire dalla fine del 1994 Shane torna ad incidere, accompagnato dalla sua nuova band, The Popes, e dimostra con facilità che i Pogues gli dovevano molto, eccome, infilando una serie di rock pulsanti e una manciata di grandi canzoni folk, con quella miscela unica di tradizione e nostalgia che la sua penna riesce così bene a evidenziare, tra brani rock scalcagnati e splendide ballate evocative,
Mentre i Pogues, nei nuovi dischi senza la loro mente, sembrano un gruppo monco.

Una quindicina d’anni dopo Shane e i Pogues si rimettono insieme… ma ormai la magìa è passata… per quanto esistano dei loro stupendi live di pochi anni fa…
Però i brani portanti delle loro esibizioni più recenti restano quelli di 15 / 25 anni or sono…

DiamondDog ha detto...

Grazie del contributo, Agnul.
E Buon Natale.

andrea sessarego ha detto...

in ritardissimo auguroni di Buone Feste!!!