venerdì 11 aprile 2008

Plain White Ts - Hey There Delilah

Sono 3 mesi che la sento ovunque vada e tutte le volte che accendo la radio.
Ho da poco scoperto il titolo e il nome di chi la canta.
E sono quindi in grado di postarla.
Assomiglia vagamente a "Suzanne" ed è misteriosamente poco "modaiola".
Ma ha un hook strepitoso ed è senz'altro uno dei pezzi più "catchy" degli ultimi tempi.
E nemmeno un accenno di hiphop e neanche un tritello di Timbaland.
Cazzo, ce n'è per farsela piacere.
Halleluja.


PS L'ultima volta che scrissi due righe per una canzone attuale fui preso per i fondelli (da molti, non da tutti). Il pezzo era Rehab e lei era più o meno una sconosciuta. Fate vobis.

martedì 8 aprile 2008

Trans Europe Express

Diobonino come pompano questi bassi!
Santamadonna come "taglia" questo leit-motiv.
Eppure i Kraftwerk restano uno dei misteri più incredibili della Musica moderna.
Così tecnologici e androidi eppure così passionali e travolgenti.
Freddi fuori, caldi dentro.
Coloro che sdoganarono la musica elettronica d'elite e la resero realmente fruibile alle masse.
Al crocevia con la musica "cosmica" dei teutonici, la trilogia di Bowie, la dance music e la nascente New Wave.
A volte mi chiedo cosa sarebbe stato di interi filoni musicali se non fossero esistiti i 4 crucchi.
Da dove sarebbero partiti chessò i Simple Minds?
O come sarebbe stata impostata la musica Techno.
Ma anche, con qualche doloretto, avrebbe Bowie scritto "Neukoln" e flirtato con Brian Eno?
E se me lo chiedo io che sono cresciuto a pane e schitarrate......
I tedeschi ci hanno insegnato il pragmatismo e l'importanza di avere poche idee ma chiare.
E poi spaccare il mondo in due, con la precisione di un chirurgo.
O si odiano, o si amano.
Senza mezze misure.

PS Vi ho mai detto che li ho visti in concerto alla casa del popolo di Gràssina?

lunedì 7 aprile 2008

L'aria è di tutti.....



Questo post è necessario, anzi indispensabile.
Non dice niente di nuovo, ovviamente. Ma qualcuno deve pur farlo.
Per il tipo in questione ormai è un'abitudine.
Ok bon, vi chiedo un pò di pazienza e cinque minuti di tempo.


Sentite in sequenza il ritornello di Amen, recente successo di Zucchero e poi di How could this go wrong, vecchio successo degli Exile che qualcuno un pò più in là con gli anni avrà senz'altro ballato in pista nel 1979.


E poi traete da soli le opportune conclusioni.


Halleluja, e orecchi appuntiti.
PS Pare che in questa occasione siano stati messi i diritti correttamente. Non ho la possibilità di verificare ma se così fosse ritiro le ingiuste insinuazioni.

giovedì 3 aprile 2008

HEARTLIST Le 5 canzoni del cuore



L'amico Nicco mi ha passato una catena (meme, dice lui).
Mai fatta una però. Per lui e per il contenuto (non sono le 5 cose che ti piacciono di più delle donne o le 5 cose che più odi del tuo capo), la faccio volentieri.
Le 5 canzoni del cuore.
Volevo metterne una dell'Enzino, ma oggi sono troppo Rock.
Et voilà.

Naturalmente, come ogni catena che si comandi la passo anche agli altri. Pure a quelli che la musica non (tiè).
Pronti, via (in ordine sparso di apparizione):
porillo, cara red, valerio, stan, country, la braid, la ladypazz, ovi, sandro&denni, airid.

Spero poi che tutti quelli che non hanno un blog (o non ci scrivono più) ma bazzicano ancora da queste parti inseriscano nei commenti la propria heart-list.
PS Nei links alle canzoni ho inserito materiale rigorosamente live.

mercoledì 2 aprile 2008

Bon Jovi - Dry County (London '95) "Kontrokorrente"

Parlare di John Bongiovanni è difficile, soprattutto qua da me.
Il motivo che mi spinge a farlo, diciamolo subito così mi levo un peso.
E’ un’artista che non ha mai avuto un riconoscimento dalla kritika ufficiale.
E questo a mio avviso non lo merita.
Ma veniamo all’arringa difensiva.

L’evidenza sotto gli occhi di tutti.
BONJOVI sono stati una hard-pop band di facili costumi. I loro album hanno venduto oltre 120 milioni di copie in tutto il mondo grazie a sapienti hit-singles costruiti per piacere e per vendere.
Robetta facile facile come Livin’on a prayer e Bad medicine e It’s my life e Always (solo senza band) e Born to be my baby e si potrebbe continuare a lungo.
Il look da hair metal band e la bellezza di John (che ha fatto anche l’attore, qua e là) hanno completato il pacchetto in offerta al teen ager medio americano ed europeo.

La realtà nascosta.
John Bonjovi canta molto bene. Ha una bella voce e sa come usarla al meglio. I suoi compari sono tutti buoni strumentisti, presi singolarmente. I suoi prodotti, per quanto “di facili costumi”, sono tutti di livello molto professionale.
John Bonjovi ha nel tempo piazzato là alcuni ottimi pezzi passati sotto traccia dietro le hit singles da classifica: Bed of Roses, Wanted Dead or Alive, Dry County, Midnight in Chelsea (solo senza la band), Blood on Blood e la recentissima (You want to) Make a memory. Talvolta southern rock, altre più country oriented.
John Bonjovi è la seconda persona più famosa del New Jersey, ci sarà un motivo.

La sentenza.
E’ bravo John Bonjovi.
Ma fino ad oggi ha privilegiato il “far soldi” con musichette di “facili costumi” rispetto alla propria dignità artistica che pure si palesa a tratti, facendo rimpiangere impegni meno business oriented.
Ci si attende da lui uno smarcamento verso la musica di qualità. Anche senza la band.
I soldoni li ha fatti, le groupies lo hanno ormai divorato fino al midollo.

Che altro può fare se non dimostrare al mondo che lui vale veramente qualcosa?

A presto John. A futuri album che mi diano ragione.